giovedì 17 aprile 2008

Introduzione

Spazio donna era nato con l'intenzione di creare, appunto, uno spazio dedicato alla scoperta e alla promozione delle opportunità che vengono date alle donne in merito al web e al lavoro. Per fare questo ci siamo avvalse soltanto di materiali provenienti da Internet. Purtroppo, con il passare del tempo ci siamo accorte delle difficoltà, in quanto molti dei siti creati dalle istituzioni non esistono più o non sono aggiornati.Proprio per questo motivo abbiamo deciso di creare, per quanto possibile, uno spazio dedicato non soltanto alle opportunità ma anche ai disagi che una donna può incontrare in questo ambito.In questo blog infatti troverete: siti sponsorizzati dai Comuni e dall'Università di Scienze Politiche di Milano, i progetti di sviluppo delle Pari Opportunità, dati relativi alle iscrizioni universitarie ed all'utilizzo del web, ed infine l'approccio delle donne con il computer.Buona Lettura!!!

Le istituzioni


Dopo una lunga, attenta ed estenuante ricerca ho scoperto che esistono dei siti sponsorizzati, non solo da istituzioni private, ma anche da organi statali. Purtroppo però mi sono anche accorta che molti dei siti che si trovano in realtà non esistono più oppure non essendo aggiornati non si riescono a leggere.
Tra quelli che però funzionano, cito il sito ufficiale delle strutture pubbliche per l’impiego del Piemonte, Val d’Aosta e Lombardia lo “Sportello Donna e lavoro” creato dal Ministero del lavoro. Un servizio simile si può trovare anche nella Provincia di Venezia.
In ogni caso, sembra emergere che l’interesse nei riguardi delle problematiche femminili esista solo nel Nord Italia. Bisogna ammettere che anche per cultura nel Nord sia molto più facile incontrare una donna in carriera, ma è proprio per la minore predisposizione culturale del Sud che è proprio lì che si dovrebbe agire con delle politiche forti e forse anche un po’ audaci. Proprio per smuovere quei meccanismi troppo statici, legati al passato e ai pregiudizi.
Da non dimenticare è l’importantissimo ruolo svolto dall’Università di Scienze Politiche di Milano che ha creato il “Centro Studi e Ricerche Donne e Differenze di Genere”.
Questo Centro è nato su iniziativa di un gruppo di docenti specialiste in materie politico-sociali ed è stato uno dei primi centri italiani di Women’s Studies. Pur non trascurando altre discipline scientifiche, l’interesse del Centro si è concentrato in primo luogo sulle scienze politiche e sociali, e in particolare sulle tematiche delle pari opportunità, del rapporto donne e lavoro, delle politiche sociali e della produzione culturale delle donne.
Le attività si sono fino ad ora articolate in quattro direzioni:

Ø iniziative pubbliche;
Ø intervento nella didattica della Facoltà e coordinamento dei Centri di Women’s e Gender Studies;
Ø documentazione e servizio al pubblico;
Ø partecipazione ed ideazione di progetti a livello nazionale ed internazionale.
Tra le associazioni private quella che ci ha colpito di più è stata la "AIDDA" (Associazione Imprenditrici E Donne Dirigenti D'azienda).
E' un'associazione senza fini di lucro che nasce nel 1961. E' la prima associazione fondata in Italia con la missione di sostenere l'impegno della donna nel mondo economico sociale. La radice dell'Associazione è collegata alla necessità di interpretare il cambiamento del ruolo delle donne. AIDDA ha sedi in tutte le regioni italiane con 17 delegazioni regionali e 1.500 iscritte, fra imprenditrici e dirigenti che operano in tutti i settori. Svolge un ruolo primario per la crescita delle donne nel mondo del lavoro, collabora con Enti e Istituzioni per lo sviluppo e la crescita delle pari opportunità.
Un'attenzione particolare è poi dedicata alle nuove tecnologie: l'Associazione ha infatti sviluppato insieme al Censis il primo rapporto nazionale sul tema Donna, Impresa e Nuove tecnologie, avviando una collaborazione destinata a produrre periodici aggiornamenti sull'imprenditoria femminile e l'innovazione tecnologica.

Pari Opportunità

Per quanto riguarda le pari opportunità ,esiste in Italia il Progetto "Rete per le Pari Opportunità", una delle azioni strategiche ad alto contenuto tecnologico dell'Ufficio per gli interventi in campo economico e sociale del Dipartimento per i Diritti e le Pari Opportunità, per migliorare l'attuazione e la realizzazione del principio di pari opportunità. Al suo interno vi è il progetto W. In D. – Women In Development – che è volto a:
Realizzare, attraverso una ricerca-azione di tipo comparato, un modello di intervento (Linee Guida) per introdurre e potenziare i principi di pari opportunità nei processi di sviluppo locale;
Promuovere e consolidare nei diversi contesti locali strategie che favoriscano la partecipazione femminile ai processi di sviluppo locale, in particolare attraverso la costituzione di reti di parità;
Pervenire ad una conoscenza più approfondita e di dettaglio del tema donne e sviluppo locale attraverso azioni specifiche di analisi e ricerca comparata in grado di favorire lo scambio di buone pratiche in Italia e fra diversi Paesi;
Il progetto è realizzato in collaborazione con alcuni partner a livello europeo: il network è costituito dal Centro di ricerca sulle politiche europee (EPRC - European Policies Research Centre) dell'Università di Strathclyde in Glasgow (Scozia), dall'Istituto delle politiche pubbliche e di governo (IGOPInstitut de Govern i Politiques Publiques) dell'Università Autonoma di Barcellona (UAB) e dalla Commissione Nazionale per la Promozione dell'Uguaglianza (NCPE) di Malta.
Le pari opportunità nelle regioni

Abbiamo scelto tre regioni italiane; Lombardia ,Toscana, e Campania, per vedere come nei vari punti di Italia ci si interessa alle pari opportunità.

Lombardia.
La Lombardia detiene diversi primati in merito alle pari opportunità.
Negli uffici della Regione, ad esempio, la presenza delle donne è molto forte sia da un punto di vista della quantità che della qualità: sono, infatti, circa il 62% del totale (2.052 contro 1.281 uomini) e questo dato è il più alto di tutta Italia.In Lombardia, poi, con un tasso di occupazione femminile del 59,4% (a fronte di un dato nazionale del 40%) è stato centrato con tre anni di anticipo l'obiettivo fissato a Lisbona dall'Unione Europea che prevede di raggiungere un tasso di occupazione del 60% entro il 2010. Anche la percentuale delle dirigenti donne è praticamente triplicata, passando dal 4,5% del 1992 al 12%; è quasi raddoppiata anche quella dei "quadri rosa" che è passata dal 12% del 1994 al 20,8% del 2005.Il presidente della Regione, Roberto Formigoni, alla presentazione della ricerca dell'IReR "Donne e istituzioni tra potere e rappresentanza politica", promossa dalla Regione e dall'IReR stesso
, per contribuire al dibattito in corso sulla definizione del nuovo Statuto della Lombardia, ha affermato:"Sarà il Consiglio a decidere come dovrà essere il nuovo Statuto di Regione Lombardia; da parte mia cercherò di contribuire per fare in modo che esso sia uno Statuto […] con un forte contenuto paritario. E le norme di antidiscriminazione tra uomini e donne fanno parte dei principi fondamentali.Ciò che mi auguro, e per cui mi impegnerò, è che il nuovo Statuto preveda non solo la partecipazione delle donne alla società ma sancisca anche la libertà delle donne stesse di scegliere il proprio impegno, sia quello sul lavoro che nella famiglia".Ho deciso di riportare questo articolo come un esempio poiché purtroppo le altre regioni italiane non sembrano dimostrare questo stesso interesse verso l’integrazione e la considerazione delle donne,sperando che le affermazioni di Formigoni possano essere messe in atto. "Siamo molto avanti con in lavoro - ha aggiunto il presidente - ma possiamo fare ancora meglio perché la donna è una risorsa sia da un punto di vista lavorativo che famigliare e soprattutto per il contributo molto positivo che può dare all'evoluzione della società. Ciò nonostante il loro valore non è sempre colto in misura sufficiente, il che è anche un problema culturale".Formigoni ha anche ricordato che la stessa vice presidente della Giunta regionale è donna (Viviana Beccalossi), così come il sindaco di Milano (Letizia Moratti), la presidente del Tribunale di Milano (Livia Pomodoro), e il segretario del maggior sindacato lombardo (Susanna Camusso).I risultati della ricerca IReR sono stati illustrati da Marilisa D'Amico, ordinario di Diritto Costituzionale all'Università Statale di Milano. Dalla ricerca emerge, tra l'altro, che, per quanto riguarda le norme antidiscriminatorie contenute negli statuti delle Province e dei Comuni, la Lombardia è una realtà all'avanguardia.L'82% delle Province e il 90% dei Comuni capoluogo infatti hanno istituito una delega per le Pari Opportunità e il 72,7% delle Province e il 60% dei Comuni capoluogo hanno attivato un organismo di parità.Antonella Maiolo, sottosegretario alla Presidenza della Regione per i Diritti dei Cittadini e le Pari Opportunità, ha avanzato al presidente della Commissione Statuto due proposte: impegnarsi per realizzare leggi, programmi, iniziative e azioni positive che permettano di superare ogni discriminazione e sottorappresentanza per ambedue i generi e stabilire condizioni di parità di accesso alle liste elettorali a donne e uomini, ai sensi delle norme costituzionali in materia, chiedendo che il voto in Consiglio regionale su queste norme sia palese.
Toscana.
La Regione Toscana è tra gli enti fondatori della Rete nazionale degli enti locali contro le discriminazioni per orientamento sessuale e identità di genere
.Questa partecipazione porterà all’organizzazione di corsi per famiglie e insegnanti. La prima priorità investe il mondo del lavoro per eliminare le varie discriminazioni basate sugli orientamenti sessuali. Queste iniziative saranno poi presentate a Firenze all’interno della prossima edizione del Festival della creatività.
Il sito delle pari opportunità della Toscana offre dettagliate informazioni sulla figura del Consigliere di parità. Essi svolgono funzioni di promozione e di controllo dell’attuazione dei principi di uguaglianza di opportunità e non discriminazione per uomini e donne nel lavoro
(art. 1 D.Lgs n. 196/2000) mediante diversi punti, tra i quali: - la promozione di politiche di pari opportunità da parte di soggetti pubblici e privati che operano nel mercato del lavoro; - la vigilanza sul rispetto del principio di non discriminazione tra uomini e donne nel lavoro pubblico e privato e la rilevazione di violazioni della normativa in materia di parità e pari opportunità;- la individuazione di procedure efficaci per la rimozione delle discriminazioni e delle situazioni di squilibrio di genere sui luoghi di lavoro.

Campania
Per quanto riguarda la Campania l’unica volontà sulle pari opportunità viene espressa in questo paragrafo :
La Misura 3.14 "Promozione della partecipazione femminile al mercato del lavoro".La Regione Campania, attraverso il co-finanziamento dei fondi strutturali - ed in particolare attraverso la Misura 3.14 del POR – sta realizzando politiche ed interventi per promuovere la partecipazione delle donne al mercato del lavoro.
Gli altri link indicati che trattavano le pari opportunità non erano più esistenti o aggiornati.
Da ciò si può dedurre che in Campania non si è ancora preso coscienza dell’importanza delle pari opportunità, non si ha ancora fiducia delle capacità delle donne nel mondo del lavoro.

Dati

I dati sulle immatricolazioni all’Università parlano chiaro: le ragazze sono numericamente di più dei ragazzi, hanno risultati migliori durante gli anni di studio, ma affollano soltanto alcuni corsi di laurea. Lo scenario odierno delle Università delinea chiaramente che le facoltà scientifiche, in particolare Ingegneria e Informatica, sono frequentate prevalentemente da ragazzi: la percentuale femminile iscritta a stento supera il 15-20%. Purtroppo esistono ancora fattori socio-culturali che scoraggiano le ragazze a intraprendere percorsi di studio tecnico-scientifici. Differente è anche la motivazione dei ragazzi e delle ragazze alla scelta delle facoltà dopo le scuole superiori. Mentre i primi sono più pragmatici e scelgono di studiare quello che assicurerà loro un migliore e più remunerativo lavoro, le ragazze si fanno guidare dalla passione, che orienta studi e mestieri.
Bisogna comunque ammettere che la situazione femminile nel tempo è sicuramente migliorata, anche per quanto riguarda gli ambiti scientifici. La ricerca statistica condotta dal MIUR prende in esame dati che vanno dal 1996/1997 al 2003/2004. Le immatricolazioni e le iscrizioni femminili presentano sempre una percentuale maggiore rispetto a quelle maschili. Si nota infatti come nell’anno accademico 2003/2004 la percentuale sia salita al 54,8%, confermando la tendenza all’aumento generale.

Donne e tecnologie


Per parlare del problema donne e tecnologie, ho cercato in ogni tipo di sito ufficiale senza risultati. Mi sono avvalsa così di Tecnoteca (http://www.tecnoteca.it/), un portale di esperti informatici i quali si occupano di ricerche relative ad internet ed al suo utilizzo. Le ricerche condotte alla fine dello scorso millennio sul rapporto fra donna e nuove tecnologie in Italia avevano rilevato nella popolazione femminile un consistente gap tecnologico rispetto agli uomini anche a parità di grado d'istruzione, età, condizione sociale: il digital divide emergeva come nuova espressione del tradizionale modello sociale e culturale italiano, resistente ai cambiamenti e capace di relegare la donna ai margini della vita del Paese. La popolazione femminile oggetto di tutti questi pregiudizi ha manifestato la tendenza ad assecondarli e si è riconosciuta nelle caratteristiche che le venivano attribuite. Il nostro sistema scolastico tuttora non prevede strumenti adeguati a promuovere e sostenere allo stesso modo attitudini maschili e femminili: spesso ha favorito l'orientamento delle ragazze verso gli studi umanistici e ha alimentato il pregiudizio che le discipline tecnico – scientifiche e tutto quello che ruota attorno ad esse, computer compreso, siano "cose da uomini non adatte alle donne". La tradizione sociale e culturale italiana ha definito la donna come dotata di una "propensione naturale" alla maternità e alla cura dei familiari non più autonomi : questa "naturale attitudine" è stata poi adeguatamente incoraggiata da una politica di assistenza e supporto alle famiglie del tutto insoddisfacente che ha determinato una impossibilità effettiva per la donna di dividere o delegare il lavoro di cura della famiglia ad altri soggetti. Il risultato? Una cronica mancanza di tempo da investire nel lavoro, nella formazione, nell'aggiornamento. Condizionate su più fronti, le donne italiane hanno risposto in modo più lento e difficoltoso rispetto agli uomini all'avanzare del progresso tecnologico proprio perché la cultura in cui vivono non le ha preparate ad affrontarlo. Secondo un Report del Centro Studi del Ministero dell'innovazione, le donne adulte - fra i 18 e i 65 anni - che usano abitualmente le nuove tecnologie costituiscono un'utenza in crescita, anche se il loro numero rimane significativamente inferiore a quello degli uomini. Queste donne presentano una fisionomia ben precisa:- sono giovani: circa il 64% di esse ha un’età compresa tra i 25 e i 44 anni- sono occupate: quasi il 72%- sono istruite: il 62,9% ha un diploma di scuola media superiore e il 25,6% una laurea. Si può notare che il profilo di queste utenti presenta caratteristiche opposte a quello delle casalinghe a forte rischio di esclusione: questo dimostra ancora una volta che le difficoltà di approccio al computer delle donne non sono determinate dal genere ma dagli strumenti culturali che possiedono e dalla capacità del contesto sociale in cui vivono di offrire proposte concrete ed efficaci di accesso alle nuove tecnologie. Per le donne adulte, come per le ragazze, l'interesse e la curiosità sono forti ma sono determinati da ragioni diverse perché sono diversi le età e i ruoli: mentre le ragazze vedono nel computer e nella rete uno strumento utile per comunicare o per completare la propria formazione, le donne adulte percepiscono le potenzialità che le nuove tecnologie possono offrire in termini di miglioramento delle condizioni di lavoro, di vita e di aggiornamento professionale.L'uso del computer e della rete come mezzo ludico è molto limitato rispetto alla controparte maschile anche per le donne adulte come per le ragazze, ma per ragioni differenti: l' allontanamento in questo caso è causato dalla mancanza di tempo a disposizione dato che in Italia, all'interno delle coppie, non esiste una equa ripartizione dei carichi di lavoro familiari e l'onere del menage domestico ricade ancora quasi interamente sulle donne.Da questa ricerca dunque, è emerso che l’approccio che le donne hanno con le tecnologie è condizionato dalla professione che esse svolgono. Ma sfortunatamente, per una donna la tecnologia non è l’unico impedimento,la realizzazione professionale può essere limitata dalla maternità e dalla gestione della famiglia.Per far luce su questo argomento abbiamo fatto riferimento sempre a Tecnoteca e abbiamo approfondito il profilo della donna manager.Una ricerca dell’Università Bicocca di Milano, commissionata da Manageritalia, ha cercato di tracciare il profilo della donna manager in Italia.Il primo dato che emerge dall’indagine è che la parità tra uomo e donna, ancora oggi, è lungi dall’essere raggiunta in molti ambiti. Un indicatore evidente della disparità tra i generi è il dato economico: a parità di qualifica, solo il 26% delle donne guadagna più di 100 mila euro l’anno, contro il 41% degli uomini. Uomini e donne si concentrano in aree funzionali differenti: risorse umane, relazioni esterne, amministrazione, finanza e controllo gestione risultano aree tipicamente femminili, mentre l’area direzione generale, di divisione costituisce un ambito soprattutto maschile. Sebbene i dirigenti, sia maschi che femmine, concordino uniformemente nel ritenere la determinazione e le competenze tecniche fattori importanti per favorire l’avanzamento di carriera, il 34% dei manager uomini considera importante la disponibilità a orari lunghi. Le donne incontrano maggiori difficoltà negli avanzamenti di carriera (67% delle manager contro il 59% dei colleghi) poiché per i dirigenti gli ostacoli derivano da caratteristiche personali, mentre per le colleghe nella difficile conciliabilità delle responsabilità professionali con quelle familiari. Per gli uomini e per le donne dirigenti la maternità e le responsabilità connesse alla gestione della famiglia rappresentano gli ostacoli che maggiormente interferiscono nella progressione della carriera. Infine, da un punto di vista personale, la ricerca evidenzia come vi sia una difficoltà di fondo per le donne nel conciliare la doppia presenza professionale e privata. Infatti:
le donne nubili sono il doppio rispetto agli uomini celibi (il18% contro l’8%);
le donne divorziate o separate sono il 10% contro il 6% degli uomini;
le donne manager, rispetto ai colleghi della stessa fascia di età, registrano una maggior propensione a non avere figli o ad avere un figlio unico


Conclusione

Concludendo il nostro lavoro ci siamo accorte di quanto poco siano sviluppati i progetti per le donne. Nonostante questo tema venga spesso affrontanto finisce per non concretizzarsi e restare soltanto un idea. La dimostrazione più eclatante l'abbiamo avuta quando ci siamo occupate delle regioni; in quanto nel Sud esiste ancora una netta differenza tra tra uomo e donna. L'idea di pari opportunità non è ancora diventata una realtà.
Certo è che anche nel resto dell'Italia nonostante esistano diversi progetti, molti non vengono presi in considerazione neanche dalle donne stesse, che ancora risentono degli antichi pregiudizi. Basta pensare che tutt'oggi nelle facoltà tecniche - scientifiche gli iscritti sono per lo più uomini. Mentre le donne continuano a scegliere facoltà umanistiche forse per paura di buttarsi in un ambiente lavorativo prettamente maschile.
Possiamo quindi dire che, da parte nostra, abbiamo fatto il possibile per creare un spazio nel quale approfondire questo difficile tema e spingere le donne, ma anche noi stesse, a fare di più e a non cadere sempre negli stessi errori. D'altronde per riuscire a cambiare il mondo bisogna prima essere sicuri delle proprie potenzialità.