
Per parlare del problema donne e tecnologie, ho cercato in ogni tipo di sito ufficiale senza risultati. Mi sono avvalsa così di Tecnoteca (http://www.tecnoteca.it/), un portale di esperti informatici i quali si occupano di ricerche relative ad internet ed al suo utilizzo. Le ricerche condotte alla fine dello scorso millennio sul rapporto fra donna e nuove tecnologie in Italia avevano rilevato nella popolazione femminile un consistente gap tecnologico rispetto agli uomini anche a parità di grado d'istruzione, età, condizione sociale: il digital divide emergeva come nuova espressione del tradizionale modello sociale e culturale italiano, resistente ai cambiamenti e capace di relegare la donna ai margini della vita del Paese. La popolazione femminile oggetto di tutti questi pregiudizi ha manifestato la tendenza ad assecondarli e si è riconosciuta nelle caratteristiche che le venivano attribuite. Il nostro sistema scolastico tuttora non prevede strumenti adeguati a promuovere e sostenere allo stesso modo attitudini maschili e femminili: spesso ha favorito l'orientamento delle ragazze verso gli studi umanistici e ha alimentato il pregiudizio che le discipline tecnico – scientifiche e tutto quello che ruota attorno ad esse, computer compreso, siano "cose da uomini non adatte alle donne". La tradizione sociale e culturale italiana ha definito la donna come dotata di una "propensione naturale" alla maternità e alla cura dei familiari non più autonomi : questa "naturale attitudine" è stata poi adeguatamente incoraggiata da una politica di assistenza e supporto alle famiglie del tutto insoddisfacente che ha determinato una impossibilità effettiva per la donna di dividere o delegare il lavoro di cura della famiglia ad altri soggetti. Il risultato? Una cronica mancanza di tempo da investire nel lavoro, nella formazione, nell'aggiornamento. Condizionate su più fronti, le donne italiane hanno risposto in modo più lento e difficoltoso rispetto agli uomini all'avanzare del progresso tecnologico proprio perché la cultura in cui vivono non le ha preparate ad affrontarlo. Secondo un Report del Centro Studi del Ministero dell'innovazione, le donne adulte - fra i 18 e i 65 anni - che usano abitualmente le nuove tecnologie costituiscono un'utenza in crescita, anche se il loro numero rimane significativamente inferiore a quello degli uomini. Queste donne presentano una fisionomia ben precisa:- sono giovani: circa il 64% di esse ha un’età compresa tra i 25 e i 44 anni- sono occupate: quasi il 72%- sono istruite: il 62,9% ha un diploma di scuola media superiore e il 25,6% una laurea. Si può notare che il profilo di queste utenti presenta caratteristiche opposte a quello delle casalinghe a forte rischio di esclusione: questo dimostra ancora una volta che le difficoltà di approccio al computer delle donne non sono determinate dal genere ma dagli strumenti culturali che possiedono e dalla capacità del contesto sociale in cui vivono di offrire proposte concrete ed efficaci di accesso alle nuove tecnologie. Per le donne adulte, come per le ragazze, l'interesse e la curiosità sono forti ma sono determinati da ragioni diverse perché sono diversi le età e i ruoli: mentre le ragazze vedono nel computer e nella rete uno strumento utile per comunicare o per completare la propria formazione, le donne adulte percepiscono le potenzialità che le nuove tecnologie possono offrire in termini di miglioramento delle condizioni di lavoro, di vita e di aggiornamento professionale.L'uso del computer e della rete come mezzo ludico è molto limitato rispetto alla controparte maschile anche per le donne adulte come per le ragazze, ma per ragioni differenti: l' allontanamento in questo caso è causato dalla mancanza di tempo a disposizione dato che in Italia, all'interno delle coppie, non esiste una equa ripartizione dei carichi di lavoro familiari e l'onere del menage domestico ricade ancora quasi interamente sulle donne.Da questa ricerca dunque, è emerso che l’approccio che le donne hanno con le tecnologie è condizionato dalla professione che esse svolgono. Ma sfortunatamente, per una donna la tecnologia non è l’unico impedimento,la realizzazione professionale può essere limitata dalla maternità e dalla gestione della famiglia.Per far luce su questo argomento abbiamo fatto riferimento sempre a Tecnoteca e abbiamo approfondito il profilo della donna manager.Una ricerca dell’Università Bicocca di Milano, commissionata da Manageritalia, ha cercato di tracciare il profilo della donna manager in Italia.Il primo dato che emerge dall’indagine è che la parità tra uomo e donna, ancora oggi, è lungi dall’essere raggiunta in molti ambiti. Un indicatore evidente della disparità tra i generi è il dato economico: a parità di qualifica, solo il 26% delle donne guadagna più di 100 mila euro l’anno, contro il 41% degli uomini. Uomini e donne si concentrano in aree funzionali differenti: risorse umane, relazioni esterne, amministrazione, finanza e controllo gestione risultano aree tipicamente femminili, mentre l’area direzione generale, di divisione costituisce un ambito soprattutto maschile. Sebbene i dirigenti, sia maschi che femmine, concordino uniformemente nel ritenere la determinazione e le competenze tecniche fattori importanti per favorire l’avanzamento di carriera, il 34% dei manager uomini considera importante la disponibilità a orari lunghi. Le donne incontrano maggiori difficoltà negli avanzamenti di carriera (67% delle manager contro il 59% dei colleghi) poiché per i dirigenti gli ostacoli derivano da caratteristiche personali, mentre per le colleghe nella difficile conciliabilità delle responsabilità professionali con quelle familiari. Per gli uomini e per le donne dirigenti la maternità e le responsabilità connesse alla gestione della famiglia rappresentano gli ostacoli che maggiormente interferiscono nella progressione della carriera. Infine, da un punto di vista personale, la ricerca evidenzia come vi sia una difficoltà di fondo per le donne nel conciliare la doppia presenza professionale e privata. Infatti:
le donne nubili sono il doppio rispetto agli uomini celibi (il18% contro l’8%);
le donne divorziate o separate sono il 10% contro il 6% degli uomini;
le donne manager, rispetto ai colleghi della stessa fascia di età, registrano una maggior propensione a non avere figli o ad avere un figlio unico
le donne nubili sono il doppio rispetto agli uomini celibi (il18% contro l’8%);
le donne divorziate o separate sono il 10% contro il 6% degli uomini;
le donne manager, rispetto ai colleghi della stessa fascia di età, registrano una maggior propensione a non avere figli o ad avere un figlio unico
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