Per quanto riguarda le pari opportunità ,esiste in Italia il Progetto "Rete per le Pari Opportunità", una delle azioni strategiche ad alto contenuto tecnologico dell'Ufficio per gli interventi in campo economico e sociale del Dipartimento per i Diritti e le Pari Opportunità, per migliorare l'attuazione e la realizzazione del principio di pari opportunità. Al suo interno vi è il progetto W. In D. – Women In Development – che è volto a:Realizzare, attraverso una ricerca-azione di tipo comparato, un modello di intervento (Linee Guida) per introdurre e potenziare i principi di pari opportunità nei processi di sviluppo locale;
Promuovere e consolidare nei diversi contesti locali strategie che favoriscano la partecipazione femminile ai processi di sviluppo locale, in particolare attraverso la costituzione di reti di parità;
Pervenire ad una conoscenza più approfondita e di dettaglio del tema donne e sviluppo locale attraverso azioni specifiche di analisi e ricerca comparata in grado di favorire lo scambio di buone pratiche in Italia e fra diversi Paesi;
Il progetto è realizzato in collaborazione con alcuni partner a livello europeo: il network è costituito dal Centro di ricerca sulle politiche europee (EPRC - European Policies Research Centre) dell'Università di Strathclyde in Glasgow (Scozia), dall'Istituto delle politiche pubbliche e di governo (IGOP – Institut de Govern i Politiques Publiques) dell'Università Autonoma di Barcellona (UAB) e dalla Commissione Nazionale per la Promozione dell'Uguaglianza (NCPE) di Malta.
Le pari opportunità nelle regioni
Abbiamo scelto tre regioni italiane; Lombardia ,Toscana, e Campania, per vedere come nei vari punti di Italia ci si interessa alle pari opportunità.
Lombardia.
La Lombardia detiene diversi primati in merito alle pari opportunità.
Negli uffici della Regione, ad esempio, la presenza delle donne è molto forte sia da un punto di vista della quantità che della qualità: sono, infatti, circa il 62% del totale (2.052 contro 1.281 uomini) e questo dato è il più alto di tutta Italia.In Lombardia, poi, con un tasso di occupazione femminile del 59,4% (a fronte di un dato nazionale del 40%) è stato centrato con tre anni di anticipo l'obiettivo fissato a Lisbona dall'Unione Europea che prevede di raggiungere un tasso di occupazione del 60% entro il 2010. Anche la percentuale delle dirigenti donne è praticamente triplicata, passando dal 4,5% del 1992 al 12%; è quasi raddoppiata anche quella dei "quadri rosa" che è passata dal 12% del 1994 al 20,8% del 2005.Il presidente della Regione, Roberto Formigoni, alla presentazione della ricerca dell'IReR "Donne e istituzioni tra potere e rappresentanza politica", promossa dalla Regione e dall'IReR stesso, per contribuire al dibattito in corso sulla definizione del nuovo Statuto della Lombardia, ha affermato:"Sarà il Consiglio a decidere come dovrà essere il nuovo Statuto di Regione Lombardia; da parte mia cercherò di contribuire per fare in modo che esso sia uno Statuto […] con un forte contenuto paritario. E le norme di antidiscriminazione tra uomini e donne fanno parte dei principi fondamentali.Ciò che mi auguro, e per cui mi impegnerò, è che il nuovo Statuto preveda non solo la partecipazione delle donne alla società ma sancisca anche la libertà delle donne stesse di scegliere il proprio impegno, sia quello sul lavoro che nella famiglia".Ho deciso di riportare questo articolo come un esempio poiché purtroppo le altre regioni italiane non sembrano dimostrare questo stesso interesse verso l’integrazione e la considerazione delle donne,sperando che le affermazioni di Formigoni possano essere messe in atto. "Siamo molto avanti con in lavoro - ha aggiunto il presidente - ma possiamo fare ancora meglio perché la donna è una risorsa sia da un punto di vista lavorativo che famigliare e soprattutto per il contributo molto positivo che può dare all'evoluzione della società. Ciò nonostante il loro valore non è sempre colto in misura sufficiente, il che è anche un problema culturale".Formigoni ha anche ricordato che la stessa vice presidente della Giunta regionale è donna (Viviana Beccalossi), così come il sindaco di Milano (Letizia Moratti), la presidente del Tribunale di Milano (Livia Pomodoro), e il segretario del maggior sindacato lombardo (Susanna Camusso).I risultati della ricerca IReR sono stati illustrati da Marilisa D'Amico, ordinario di Diritto Costituzionale all'Università Statale di Milano. Dalla ricerca emerge, tra l'altro, che, per quanto riguarda le norme antidiscriminatorie contenute negli statuti delle Province e dei Comuni, la Lombardia è una realtà all'avanguardia.L'82% delle Province e il 90% dei Comuni capoluogo infatti hanno istituito una delega per le Pari Opportunità e il 72,7% delle Province e il 60% dei Comuni capoluogo hanno attivato un organismo di parità.Antonella Maiolo, sottosegretario alla Presidenza della Regione per i Diritti dei Cittadini e le Pari Opportunità, ha avanzato al presidente della Commissione Statuto due proposte: impegnarsi per realizzare leggi, programmi, iniziative e azioni positive che permettano di superare ogni discriminazione e sottorappresentanza per ambedue i generi e stabilire condizioni di parità di accesso alle liste elettorali a donne e uomini, ai sensi delle norme costituzionali in materia, chiedendo che il voto in Consiglio regionale su queste norme sia palese.
Toscana.
La Regione Toscana è tra gli enti fondatori della Rete nazionale degli enti locali contro le discriminazioni per orientamento sessuale e identità di genere.Questa partecipazione porterà all’organizzazione di corsi per famiglie e insegnanti. La prima priorità investe il mondo del lavoro per eliminare le varie discriminazioni basate sugli orientamenti sessuali. Queste iniziative saranno poi presentate a Firenze all’interno della prossima edizione del Festival della creatività.
Il sito delle pari opportunità della Toscana offre dettagliate informazioni sulla figura del Consigliere di parità. Essi svolgono funzioni di promozione e di controllo dell’attuazione dei principi di uguaglianza di opportunità e non discriminazione per uomini e donne nel lavoro (art. 1 D.Lgs n. 196/2000) mediante diversi punti, tra i quali: - la promozione di politiche di pari opportunità da parte di soggetti pubblici e privati che operano nel mercato del lavoro; - la vigilanza sul rispetto del principio di non discriminazione tra uomini e donne nel lavoro pubblico e privato e la rilevazione di violazioni della normativa in materia di parità e pari opportunità;- la individuazione di procedure efficaci per la rimozione delle discriminazioni e delle situazioni di squilibrio di genere sui luoghi di lavoro.
Campania
Per quanto riguarda la Campania l’unica volontà sulle pari opportunità viene espressa in questo paragrafo :
La Misura 3.14 "Promozione della partecipazione femminile al mercato del lavoro".La Regione Campania, attraverso il co-finanziamento dei fondi strutturali - ed in particolare attraverso la Misura 3.14 del POR – sta realizzando politiche ed interventi per promuovere la partecipazione delle donne al mercato del lavoro.
Gli altri link indicati che trattavano le pari opportunità non erano più esistenti o aggiornati.
Da ciò si può dedurre che in Campania non si è ancora preso coscienza dell’importanza delle pari opportunità, non si ha ancora fiducia delle capacità delle donne nel mondo del lavoro.
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